Castello di Nus
Accesso
Introduzione
Il castello di Nus, indicato anche come castello di Plane dal toponimo della frazione più vicina, sorge isolato su uno sperone roccioso nella zona collinare a nord-ovest del borgo di Nus, a 683m di quota, a guardia dell'imbocco della valle di Saint-Barthélémy. Appartenuto per l'intero arco della sua storia alla famiglia dei baroni di Nus, l'edificio nasce come fortificazione difensiva presumibilmente tra XI e XIII secolo e viene trasformato in dimora signorile alla fine del Cinquecento. Di proprietà privata, il castello non è visitabile all'interno.
Descrizione
Descrizione architettonica
La costruzione è complessa e irregolare, formata dall'aggregazione di più fabbricati differenti tra loro per periodo di realizzazione, aspetto, funzione originaria e stato di conservazione. Le pietre e la tipologia costruttiva più antiche suggeriscono un impianto precedente al XIII secolo; la prima menzione documentata risale tuttavia al 1287, quando Guillaume signore di Nus viene infeudato del castello dal conte di Savoia. Nello stesso anno, in dicembre, e nuovamente nel settembre 1295, il castello viene temporaneamente ceduto agli inviati del conte in occasione delle udienze generali: era infatti consuetudine dell'epoca che i signori locali cedessero le proprie fortificazioni durante le visite comitali, a tutela del conte e del suo seguito. La stessa cessione si ripete nel 1337 a opera dei consignori Alexandre e Jean de Nus e nel 1430 da parte di Pierre de Nus.
Un atto di divisione del 1310 tra i fratelli Jean e Alexandre de Nus permette di ricostruire la composizione del complesso in quell'epoca: gli edifici, non contigui tra loro, comprendevano una cucina, una sala detta "antica" con camera adiacente, stalle e cantina sottostanti; un secondo corpo conteneva una grande sala dipinta, a testimonianza della volontà dei signori di Nus di affermare il proprio rango. Elementi di proprietà comune tra i fratelli erano il mastio, il forno, la fontana nel cortile e la cappella di San Michele.
Altri lavori ebbero luogo nella seconda metà del XV secolo, ma il più grande intervento, che stravolse il precedente complesso, venne realizzato alla fine del XVI secolo. In quell'occasione il castello fu trasformato in dimora signorile per ospitare i signori di Nus in seguito all'incendio del castello di Pilato. I lavori si possono datare al 1595, data incisa sul portale di ingresso al cortile. In quell'occasione i singoli edifici esistenti furono uniti in un unico corpo, presumibilmente a forma di "T".
Attualmente si individuano i seguenti corpi di fabbrica: il corpo centrale, un edificio di forma allungata che appoggia su murature a scarpa e si sviluppa su tre piani, al cui interno resta l'antico salone di rappresentanza con fregi, decorazioni murali e soffitto decorato a soggetti mitologici, biblici e allegorici, con stemmi araldici della famiglia di Nus eseguiti per i baroni di Nus nel 1680; una duplice serie di finestre, tra cui una a crociera, arricchisce questa struttura, che presenta il miglior stato di conservazione dell'intero complesso, è abitata ed è adibita a casa colonica.
Su questo corpo si innesta la torre cilindrica, caratterizzata dalla presenza del viret, particolare scala elicoidale interna diffusa nell'architettura valdostana del XIV-XV secolo. I primi gradini del viret sono scavati direttamente nella roccia viva, così come il nucleo centrale della struttura fortificata; la torre culmina in una stanza centrale di forma cilindrica coperta da un tetto uniforme, con porta di accesso a chiglia rovesciata. La torre cilindrica funge inoltre da raccordo con una costruzione quadrangolare, oggi diroccata, conclusa a monte da una muratura merlata; all'estremità orientale del complesso si trovava un'ulteriore torre a pianta quadrangolare, più antica di quella cilindrica e ormai ridotta a rudere, crollata all'inizio del XX secolo.
Tra XVI e XVII secolo il nuovo accesso fu spostato più a sud; la parte orientale del castello, a funzione difensiva, fu progressivamente abbandonata a favore della porzione residenziale occidentale, dove si realizzarono giardini su terrazzamenti. In seguito all'abolizione dei redditi feudali, gli ultimi discendenti dei signori di Nus vendettero il castello e si trasferirono in Piemonte; nel corso del XIX secolo si susseguirono diversi proprietari, incapaci di impedirne il degrado, e l'edificio fu adibito a deposito agricolo.
Cenni storici
Il castello è sempre stato in possesso della famiglia dei baroni di Nus, che ne realizzò il nucleo più antico. La parte originaria, con la torre quadrangolare orientale oggi ridotta a rudere, pareva rifarsi alla tipologia del castello-recinto, con torre circondata da mura perimetrali e corpi minori non più identificabili. La famiglia dei baroni di Nus restò sempre legata alla residenza: come testimonia lo storico De Tillier, anche quando avrebbe potuto risiedere nel palazzo aostano, la famiglia abitò per lunghi periodi la dimora di Nus. Nel corso del XIX secolo il castello venne abbandonato dai discendenti, trasferitisi in Piemonte, e passò a diversi proprietari; per l'assenza di una costante manutenzione cadde in rovina. La parte residenziale è attualmente abitata da privati e non è visitabile.
Il covo del falsario Farinet
Nel corso del XIX secolo il castello, per la sua posizione isolata e lo stato di degrado, rappresentava un luogo adatto a chi cercasse un rifugio appartato. Vi si stabilì, pare, il falsario Joseph-Samuel Farinet, originario di Saint-Rhémy-en-Bosses e noto soprattutto in Vallese, che lo utilizzò come covo per la fabbricazione di monete false, distribuite alla popolazione più povera. Nel 1873 il nascondiglio fu scoperto e vennero sequestrati gli utensili per coniare le monete; Farinet riuscì tuttavia a sfuggire alla cattura. La vicenda è tramandata come la leggenda di Farinet, il falsario buono.
Gli affreschi
Il salone di rappresentanza è decorato da affreschi in stile barocco risalenti al XVII secolo, in un ambiente che sembra coincidere con una sala già menzionata nel Cinquecento come "Salle Rouge", situata presso il viret. È possibile che agli affreschi cinquecenteschi se ne siano sovrapposti altri, databili al 1680 in base a una data presente su uno di essi. Il grande locale è stato in seguito suddiviso in due ambienti minori: uno decorato con san Grato, san Francesco che riceve le stigmate e una Maria dipinta sul soffitto ligneo; l'altro con vedute di città in prospettiva e trompe-l'oeil sul soffitto, di fattura probabilmente più tarda. Alla fine del XIX secolo, con il degrado generale della dimora, le stanze affrescate furono adibite a fienile.